«Riscriviamo il romanzo della Pallanuoto»

Lo scrive in una lettera tutta da leggere Antonio Cernuschi, arbitro di decennale esperienza, oggi responsabile della formazione del Gruppo Arbitri PallanuotoItalia

MILANO – Affiancare il nome di Antonio Cernuschi alla pallanuoto è un gioco da ragazzi: è sufficiente rifarsi a quei concetti che solitamente sono la “cornice” di una grande storia: passione, costanza, competenza, lungimiranza. Dopo una brillante carriera a livello federale, Antonio Cernuschi è diventato una delle “colonne” del Gruppo Arbitri di PallanuotoItalia, struttura che è cresciuta in modo esponenziale anche grazie ai proficui incontri di formazione che lo stesso Cernuschi ha condotto, avendo il Direttore della Gapi, Davide Vukosa, come prezioso compagno di viaggio. All’interno della Lega Dilettanti PallanuotoItalia, Cernuschi ha avuto modo di garantire il suo fattivo contributo allo sviluppo di una disciplina sportiva che è diventata la sua seconda pelle.

Premessa necessaria, questa, per introdurre una lettera che Antonio Cernuschi ha scritto di proprio pugno e nella quale manifesta l’evidente disagio di chi non vuole, assolutamente, fermarsi a guardare il declino di uno sport, senza fare nulla per evitare che ciò accada. Non servono molti commenti, quando si è di fronte a parole scritte da una persona che ha usato il cuore come “inchiostro” per rendere indelebile il suo pensiero. Ve la proponiamo qui di seguito, integralmente. E se qualcuno avesse voglia di “alzare la mano” e condividerne il contributo, noi siamo qui, pronti a dare adeguato spazio a riflessioni, commenti, opinioni, proposte e quant’altro.

LETTERA ALLA PALLANUOTO

«Mi riesce ormai difficile pronunciare bene la parola Pallanuoto, come se me la stessi dimenticando. E’ perchè da un po’ di tempo, ormai, il suo decadimento è lento e inesorabile: non la vedo, non la sento, non la tocco più. Come se si stesse dissolvendo con progressiva inesorabilità.

Penso di sapere ancora cos’è la Pallanuoto e lo so perchè ho memoria, ho coscienza da dove vengo, dove vorrei andasse e come camminare con lei.

Tocco con mano, e le vedo, le ragioni delle sue improcastinabili necessità.

Sulla strada di quanto accade è possibile incontrare viaggiatori con cui confrontarsi volentieri: li riconosco come possibili compagni di un viaggio militante all’insegna di una direzione unica e condivisa. Sono uomini e donne che si riconoscono per radicale umanità e indirizzo, positivi generatori di vitalità, generosi combattenti verso i costruttori del niente e quindi di prossime ulteriori macerie.

Abbiamo conosciuto il grande racconto della Pallanuoto, lo abbiamo vissuto, abbiamo camminato tra le sconfitte e i sacrifici, improvvisi trionfi e tradimenti, luci e stelle cadenti, così che ognuno ha un posto per sè, il suo piccolo grande capitolo nel tutto.

Come è stato possibile che questo grande fiume si sia prosciugato e la sua voce sia diventata sempre più flebile ?

Dobbiamo convocare all’agorà i narratori. Chiamarli all’impellente servizio del raccontare, romanzare. Atleti, tecnici, dirigenti, genitori, arbitri, giornalisti, uomini e donne di scienza, operatori della comunicazione e del marketing, storici, filosofi: chiunque sia disponibile a mettere mano alla propria arte o mestiere o ruolo, che sappia trovare, proporre gli elementi per farne racconto di un capoverso, di un rinato, nuovo romanzo della Pallanuoto. Farsi testimone, custode e divulgatore anche di una sola parola da proporre e quindi riconsegnare alle coscienze, una proposta colma dell’umana vicenda che la caratterizza, perchè se ne torni a fare materia del pensare e dell’agire. O non ondeggeremo più in inutili infelicità e rimpianto».

Antonio Cernuschi


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